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Rassegna Stampa
"Al Pdl sarebbero servite le primarie, ma Silvio meglio dei suoi fedelissimi"
sabato 8 dicembre 2012 - Brindisi Report
Con questo articolo di Mauro D’Attis, capogruppo del Pdl nel capoluogo, BrindisiReport.it apre il dibattito sulle tensioni e sulle speranze che attraversano la politica italiana, ma partendo da Brindisi (e lasciando la rubrica Focus agli editorialisti del giornale con il solito compito di stimolare le idee).
 
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Se qualcuno mi avesse chiesto pochi anni fa di fare una previsione sul futuro del PdL, certamente non avrei esitato nella risposta ed entusiasta avrei detto che sarebbe stato roseo e fausto. Di buoni progetti, idee e riforme, uomini e donne, il PdL ne aveva tanti e infatti, tantissimi italiani hanno creduto in quelle idee e proposte ed in chi li avrebbe dovuti rappresentare. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi tempi, purtroppo, emerge la delusione per i comportamenti e le scelte nefaste che hanno determinato la caduta del Partito a cui aderisco da anni e che in Italia oggi, secondo le stime dei sondaggi, raggiunge poco più del 15-17 % dei consensi.
 
Non è un mistero, è realtà ed è innegabile che gli scandali che hanno investito il PdL a vario titolo (indagati come Fiorito, gli arresti nella Regione Lombardia), tanto quanto le scelte dissennate del Partito che hanno “regalato” importanti incarichi istituzionali a persone come la Signora Minetti – punta di un iceberg di errori simili – abbiano determinato di fatto uno sdegno comprensibile nei cittadini, i quali, vessati già dai tanti problemi quotidiani legati alla crisi economica e non, si sono sentiti bistrattati e mortificati ulteriormente dai cattivi esempi propinati dai politici.
 
E non serve, o almeno non mi conforta, constatare che anche dall’altra parte scandali e cose del genere abbiano intaccato la credibilità di partiti come il PD o l’IdV, a solo titolo di esempio. Tutto ciò ha fatto scaturire una progressiva perdita di fiducia nelle Istituzioni da parte dei cittadini, i quali, esasperati dalla crisi economica per la quale hanno chiesto soluzioni senza mai riceverne alcuna e concreta, lentamente si sono allontanati dalla politica ed hanno preso le distanze da chi vuole farla. Con molta franchezza, ritengo di non poterli biasimare.
 
E proprio in questo scenario politico deprecabile, il PdL non avrebbe dovuto bocciare le primarie, così come accaduto nei giorni scorsi ed anzi avrebbe dovuto sostenerle, lanciando un segnale positivo, di speranza e di apertura, finalizzato a dare agli italiani il ruolo di parte attiva nel processo di scelta dei propri rappresentanti politici.
 
Ritengo che Alfano abbia perso una buona occasione per confrontarsi con gli altri candidati, legittimati da una raccolta firme vera e qualificante; personalmente, sul solco del rinnovamento, di cui lo stesso Alfano doveva essere portatore sano, ho condiviso a pieno la bontà del programma del gruppo dei Sindaci e dei formattatori del Pdl, cui ho aderito di buon grado e che alle primarie sarebbe stato rappresentato da Alessandro Cattaneo, attuale Sindaco di Pavia, giovane irreprensibile, serio e capace amministratore.
 
Credo che in questo momento delicato della politica sia necessario un cambiamento di rotta che veda protagonisti uomini e donne credibili, non ricattabili, propositivi, onesti, dotati, chi più chi meno, di un buon bagaglio d’esperienza legata alle pubbliche amministrazioni ed accomunati, tutti, dagli stessi intenti, ovvero quelli di agire per il bene ed interesse della collettività. Utopia? Credo di no. Occorre, però, un reale atteggiamento di apertura da parte di coloro che costituiscono il cosiddetto “apparato” a favore di coloro che, in modo leale e corretto, vogliono confrontarsi sui contenuti e sui progetti, servendosi delle primarie.
 
Dico subito una cosa. Non contesto la scelta di Silvio Berlusconi di candidarsi. A mio parere, il suo ritorno in campo, riconoscendogli il merito di essere un leader carismatico, non costituisce un passo avanti e non rappresenta la soluzione più idonea e, forse, la più cercata, ma, in un contesto di incapacità manifestate da coloro che avrebbero dovuto prendere con forza il timone di un barcone alla deriva e portarlo in salvo, Berlusconi può rappresentare l’ennesima riparazione ad una falla che si è aperta.
 
Insomma come si può contestare la scelta di Berlusconi di scendere in campo da protagonista se non si sono create le condizioni per mettere in competizione senza paure “dorotee” i possibili nuovi protagonisti del centrodestra? Partendo magari dalle primarie del PdL e sperimentando nuovi orizzonti sempre all’interno dell’area politica di riferimento?
 
L’esperienza di Brindisi ci insegna che si sbagliò a non dare sfogo alla libera competizione per la scelta del candidato sindaco. E lo dico io che poi sono stato il candidato prescelto. Ora possiamo certificare che non ci fu la volontà di far celebrare le primarie. In realtà c’erano spinte interne al PdL che preferivano altre scelte ma evitavano il confronto. E non aver celebrato le primarie che sia io sia Massimo Ciullo volevamo, ha portato al risultato che sappiamo.
 
Vi è l’aggravante poi di una legge elettorale che va verso il mantenimento del vecchio impianto del cosiddetto “porcellum”. Anche qui, non sono nettamente contrario al porcellum, anzi mi dichiaro favorevole ad una condizione: i candidati di camera e senato, distribuiti secondo criteri omogenei ed equi dal punto di vista territoriale su tutta la circoscrizione (nel nostro caso dovrebbe essere la Puglia), devono essere selezionati con le Primarie interne. Avremo deputati e senatori che così meriteranno di rappresentare, da candidati e poi da eletti, il territorio comunque.
 
Sono certo che a cominciare da Fitto e sino agli attuali nostri parlamentari non c’è ostacolo a una proposta del genere. Anche perché l’esperienza di Paolo Perrone a Lecce e della sua straordinaria vittoria dopo la corsa delle primarie qualcosa ce l’ha insegnata. E continuare a far finta di nulla porta dritto all’oblio.
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